La vitamina B12 nella dieta vegana

Chi produce la vitamina B12 e chi la utilizza?

L’uomo e gli altri mammiferi, gli uccelli, i pesci, i vermi, le alghe e alcuni tipi di batteri La vitamina B12 - Logonecessitano di vitamina B12 ma non sono capaci di sintetizzarla. Le piante e i funghi non hanno bisogno di questa vitamina e nemmeno la producono.

La capacità di sintetizzare vitamina B12 è ristretta al alcuni tipi di batteri. La biosintesi è così complessa che gli scienziati chimici non sono ancora riusciti a copiarla. Sanno però come far produrre la B12 ai batteri competenti in appositi impianti chimici di fermentazione.

Dove si riforniscono di B12 gli utilizzatori che non la producono?

Se si tratta di batteri, questi la assorbono dall’ambiente in cui vivono insieme ai batteri produttori.

Le alghe la acquisiscono dai batteri produttori con i quali vivono in simbiosi: io do una cosa a te …

Negli erbivori la B12 viene prodotta dai batteri competenti presenti a monte dei tratti di intestino nei quali può essere assorbita. Ad esempio, nei bovini è prodotta dai batteri del rumine, la più voluminosa (circa 60 litri) delle quattro parti in cui è suddiviso il loro stomaco. Nei conigli e in altri erbivori aventi un solo stomaco, la sintesi avviene in un tratto di colon che negli umani si è atrofizzato: l’appendice.

I carnivori e gli onnivori si riforniscono della B12 recuperandola dalle carni, dalle frattaglie e/o dal latte e dalle uova di altri animali. Si tenga conto che la richiesta giornaliera da parte del corpo umano è piccolissima: circa 2-3 milionesimi di grammo: la più bassa fra tutte le vitamine (Smith, 2018).

Quindi, riassumendo, la vitamina B12 sintetizzata nell’intestino degli animali erbivori è presente nella loro carne, negli organi interni, nel latte e nelle uova. Attraverso la catena alimentare la vitamina è resa disponibile per gli animali che si nutrono, in tutto o in parte, di altri animali.

Siamo sicuri che l’intestino umano non produca B12? 

Sulla mancata produzione intestinale nella specie umana, oramai quasi tutti gli scienziati concordano. Pochi oggi ritengono che i batteri presenti nel tratto intestinale umano producano abbastanza vitamina B12 da soddisfare in tutto o in parte il fabbisogno. Alcuni ipotizzano che la produzione avvenga in un tratto di intestino a valle rispetto al tratto deputato al suo assorbimento. Vi sono infine coloro che ritengono i batteri intestinali non solo non fornitori ma addirittura competitori con l’organismo umano per accaparrarsi la vitamina B12 disponibile.

Azzardo un’ipotesi che verrebbe sicuramente bocciata dal 99% degli scienziati. Non esisterebbe una verità “generale” ma tante verità individuali. Alcuni individui, ma non altri, potrebbero ospitano nel proprio intestino batteri produttori di B12 assimilabile dall’organismo. Il microbioma è molto personale!

A cosa serve e come viene assorbita e trasportata la vitamina B12

La Vitamina B12 o Cobalamina è indispensabile per la vita umana e di molti animali. Le forme biologicamente attive della vitamina intervengono nel metabolismo del DNA, degli aminoacidi e dei lipidi (Smith, 2018).

L’assorbimento della vitamina B12 avviene attraverso un meccanismo complesso che coinvolge tutto il canale digerente a partire dalla bocca. In estrema sintesi, dapprima l’acido dello stomaco libera la vitamina B12 dalle proteine consentendole di legarsi all’Aptocorrina proveniente dalla saliva. Successivamente, nel duodeno, la neutralizzazione dell’acidità gastrica consente il legame della vitamina B12 con il Fattore Intrinseco prodotto dallo stomaco. La vitamina viene captata nell’intestino tenue più a valle, grazie ai recettori per il Fattore Intrinseco. Viene quindi assorbita, trasformata in Olo-Transcobalamina e rilasciata in circolo per essere utilizzata dai tessuti e/o accumulata nel fegato come riserva.

Alterazioni patologiche di ciascuno di questi passaggi si traducono in deficit di assorbimento della vitamina. Particolarmente importante per la sua frequenza è la carenza del Fattore Intrinseco determinata da atrofia gastrica. Patologia che colpisce frequentemente gli anziani con gravità progressiva correlata all’età. Meno frequente, per fortuna, è l’atrofia gastrica autoimmune che per la sua gravità viene detta “anemia perniciosa” (Golding, 2016).

Riserve: un aspetto critico nel passaggio alla dieta vegana

Un importante aspetto da tenere a mente è che nell’uomo la Vitamina B12 si accumula, in particolare nel fegato, in quantità tali da costituire una riserva sufficiente a coprire il fabbisogno anche per un paio di anni. Questa caratteristica, vantaggiosa per molti aspetti, può tuttavia risultare insidiosa per un onnivoro che passa all’alimentazione vegana. Infatti, come vedremo in seguito, il passaggio alla dieta vegana, senza un’adeguata integrazione di B12, può ingenerare un ingannevole senso di benessere e sicurezza destinati però a cessare drammaticamente terminate le riserve.

Malattie da deficit di vitamina B12

Un deficit di vitamina B12 può produrre alterazioni patologiche in molte funzioni dell’organismo. Tra le prime ad evidenziarsi vi sono malattie del sangue e del sistema nervoso: queste ultime sono spesso le prime a presentarsi.

Fra le malattie che interessano il sistema nervoso vi possono essere alterazioni mentali, demenza, depressione, ossessione, parestesie, atrofia del nervo ottico, riduzioni della sensibilità cutanea, del gusto e dell’olfatto, debolezza, ipotensione posturale, incontinenza e impotenza. Il difetto può ripercuotersi sull’apparato riproduttivo con infertilità. A livello ematologico, oltre all’anemia perniciosa vi possono essere riduzione e alterazioni dei globuli rossi, dei globuli bianchi e delle piastrine.

E’ stato osservato che, mentre una piccola quota di demenze correlate a deficit di vitamina rispondevano positivamente alla supplementazione di vitamina B12, nessun beneficio era osservato nei pazienti con preesistente deficit. Il fatto viene attribuito all’irreversibilità di molti danni neurologici (Moore, 2012).

Altre condizioni associate a difetto della vitamina includono infiammazioni della lingua, malassorbimento e un’aumentata tendenza a sviluppare trombosi. Questa viene attribuita all’aumento di omocisteina generalmente associato al deficit di B12 e può manifestarsi anche nelle arterie coronarie o nel cervello.

Nei bambini il deficit può manifestarsi con ritardi di sviluppo e regressioni, anche irreversibili. Altri segni possono essere difficoltà a mangiare, irritabilità, tristezza, tremori, convulsioni, ipotonia, letargia e coma (Stabler, 2013).

I problemi correlati a gravidanza, allattamento ed età dell’accrescimento vengono approfonditi nelle specifiche pagine del sito.

Deficit di vitamina B12 e contromisure nei vegani e nella popolazione generale

Ricavare dalla letteratura scientifica una stima della percentuale di soggetti della popolazione generale che presentano deficit di vitamina B12 (tecnicamente “prevalenza”) è impresa ardua. Dipende infatti da dove viene posta l’asticella che separa il deficit dalla normalità.

Negli USA le stime variano, a seconda dei cut-off stabiliti, dal 3% al 26% (Green, 2017). Meno frequente, per fortuna, è l’atrofia gastrica autoimmune che per la sua gravità viene detta “anemia perniciosa” (Golding, 2016). In India la carenza colpisce circa il 75% della popolazione generale. Questo può essere almeno in parte ascritto alla dieta vegetariana praticata da una consistente quota della popolazione (Hannibal, 2016).

La prevalenza del deficit è maggiore negli anziani ed è correlata con l’aumentare dell’età. Questo è dovuto al parallelo decadimento della funzione gastrica con atrofia e conseguente diminuzione di Fattore Intrinseco. Negli USA si stima che il 15-20% delle persone anziane siano deficienti di vitamina B12. In Germania risultano carenti della vitamina il 10% dei maschi anziani e il 26% delle femmine.

Da quanto riportato nei punti precedenti si deduce che l’alimentazione vegana, non appropriatamente integrata, potrebbe non garantire un sufficiente apporto della vitamina. Non sorprende pertanto che negli studi epidemiologici i livelli di vitamina B12 rilevati nei vegani siano inferiori rispetto ad onnivori e vegetariani (Rizzo, 2016).

Integrazione di vitamina B12 nei vegani

I vegani devono compensare l’assenza della vitamina nei vegetali attraverso integrazioni che possono avvenire mediante vitamina B12 pura o attraverso alimenti fortificati. Esistono anche alimenti particolari come l’alga “purple lavers” conosciuta come “nori” che contiene quantità significative della vitamina. L’attività biologica della B12 contenuta nel nori è controversa. Alcuni scienziati in passato hanno ipotizzato si trattasse di una pseudovitamina, cioè una variante non funzionale. I dati più recenti ne hanno però confermato la biodisponibilità sia nell’alga fresca e sia in quella essiccata (Watanabe, 2013).

Circa l’appropriatezza dell’integrazione con vitamina pura, è stato osservato che la capacità dell’intestino di assimilarla mediante una singola dose integrativa giornaliera risulta inferiore a quella derivante dall’assunzione continua negli alimenti, siano essi naturalmente ricchi di vitamina o artificialmente fortificati. A seguito di queste osservazioni sono state proposte raccomandazioni specifiche per i vegani, con più vitamina B12 rispetto a quella raccomandata per la popolazione generale. Quantità maggiori dovrebbero anche essere assunte da vegani e onnivori in presenza di particolari condizioni di salute, nella gravidanza e nella popolazione anziana.

Diagnosi dei deficit di B12

Per la diagnosi di deficit la sola determinazione della vitamina B12 totale nel sangue non è molto affidabile perché influenzata da molteplici fattori che possono determinare numerosi falsi positivi e soprattutto falsi negativi. L’analisi della Olo-Transcobalamina, che costituisce la quota attiva circolante della vitamina, dovrebbe fornire una maggiore specificità: la questione è però controversa. Un quadro più chiaro dello status della vitamina lo si ha associando ai suddetti test la determinazione dei metaboliti correlati Omocisteina e Acido Metilmalonico (Hannibal, 2016).

Bibliografia   (come reperire il testo completo)

Golding PH et al. Holotranscobalamin (HoloTC, Active-B12) and Herbert’s model for the development of vitamin B12 deficiency: a review and alternative hypothesis. SpringerPlus. 2016.

Green R el al. Vitamin B12 deficiency. Nat Rev Dis Primers. 2017.

Hannibal L et al. Biomarkers and Algorithms for the Diagnosis of Vitamin B12 Deficiency. Fromt Mol Biosc. 2016.

Moore E et al. Cognitive impairment and vitamin B12: a review. Intl Psychoger. 2012.

Rizzo G et al. Vitamin B12 among vegetarians: Status, assessment and supplementation. Nutrients. 2016.

Smith AD et al. Vitamin B12. Adv Food Nutr Res. 2018.

Stabler SP. Vitamin B12 deficiency. N Engl J Med. 2013.

Watanabe F et al. Biologically Active Vitamin B12 Compounds in Foods for Preventing Deficiency among Vegetarians and Elderly Subjects. J Agric Food Chem. 2013.
Vitamina B12 - In God we trust, all others bring data

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